Come popolare le tue arnie in modo semplice ed efficace.

Popolare le proprie arnie a volte sembra scontato ma capire in che modo farlo è fondamentale per avere poi dei risultati efficaci. Non solo come produzione ma anche come benessere delle api.

Sei pronto/a?! Si inizia!

Come popolare le tue arnie: introduzione di un nucleo in una nuova arnia.

Quando il nucleo ha raggiunto la sua massima estensione, ovvero occupa tutti gli spazi all’interno del nido, dovrai introdurlo nell’arnia definitiva. La tecnica si chiama “inarniamento” ed è la medesima a prescindere della sua provenienza, ovvero se deriva da uno sciame naturale o nucleo artificiale, se è di tua produzione o se l’hai acquistato.

Il momento migliore per compiere il lavoro sarebbe quando ha costruito tutti i favi ed è pieno zeppo di api, ma non ha ancora costruito le celle reali. Alle api, infatti, piace svilupparsi in uno spazio ristretto dove si moltiplicano più celermente, probabilmente perché riescono a tenerlo più facilmente sotto controllo termico. Quando è giunta l'ora, ti conviene spostare un po' di giorni prima l’arnietta che lo contiene nel luogo dove dovrà permanere più stabilmente, in modo che le bottinatrici prendano bene i riferimenti del posto. Se ne devi inarniare più di uno, sarebbe meglio, compiere il lavoro contemporaneamente per tutti, altrimenti le api del nucleo protagonista del trasloco, non trovando più la loro abitazione, potrebbero preferire quella accanto se è simile, per colore e forma, alla loro vecchia arnia.

Attenzione, però: tra il luogo dove hai prodotto o acquistato il nucleo e la nuova collocazione, devono intercorrere, in linea d’aria, almeno un paio di chilometri; questo è, infatti, il normale raggio d’azione delle api.

Se non lo rispetti, molte delle bottinatrici fa­ranno ritorno nel luogo originario, rischiando di pregiudicare il raccolto. Effettivamente il tragitto che possono compiere è più ampio - tre chilometri e oltre - ma quello che davvero fanno la maggior parte di loro è più limitato.

Ricorda che il trasporto delle api è normato da leggi che prevedono la denuncia dello spostamento all’anagrafe apistica nazionale (sia per chi vende che per chi compra) e a volte dal certificato di salute da parte di un veterinario

Se hai deciso di acquistare un nucleo artificiale devi chiedere al produttore, oltre al certificato veterinario che attesta l'assenza di malattie, anche di mostrarti preventivamente le colonie. Quindi il momento migliore per tornare a prenderle è la sera o il giorno successivo, questo perché le arniette devono essere chiuse quando le bottinatrici sono tutte nell’alveare: la sera tardi o la mattina prima dell’alba.

Una volta raggiunto con i nuclei la nuova postazione, mettili davanti, o anche sopra, alle arnie che vuoi popolare. Dopodiché, affumicatore alla mano ed equipaggiato di tutto punto, puoi aprire l’ingresso delle arniette. La porticina va dischiusa gradatamente, indirizzandole contro due o tre “buffatine” di fumo per tenere calme le api, innervosite dal trasporto.

Dopo uno o due giorni – come detto in precedenza – meglio se in una bella giornata di sole e in assenza di vento, il nucleo può essere travasato. Disponi il nucleo a fianco all’arnia che vuoi popolare alla quale avrai preventivamente tolto il tetto, il coprifavo, il melario e i telaini. Con l’assistenza dell’affumicatore e della leva, ora lo puoi aprire, nel modo descritto nel paragrafo “l’ispezione dell’alveare”. Preso il primo favo, lo poni nella medesima posizione all’interno dell’arnia. Al suo fianco puoi introdurre un telaino con un foglio cereo, poi tutti gli altri favi del nu­cleo. Ogni qualvolta estrai il favo, fai sempre precedere questo gesto da due o tre colpi di affumicatore. Nel frattempo cerca di scorgere la regina che non deve rimanere nel cas­settino, ormai privo di favi. Dopo aver introdotto nell’arnia l’ultimo favo, accostagli il diaframma. La cosa più “amichevole” che puoi fare per invitare le api, che sono rimaste sulle pareti dell’arnia, ad entrare nella nuova dimora è quella di far combaciare le due porticine di volo dell’arnia popolata con quella oramai priva di favi. È possibile farlo in maniera semplice, appoggiando l’arnietta in terra in maniera obliqua. Di solito nel lasso di tempo tra i trenta minuti e un’ora anche le più riottose, richiamate dalle compagne, passeranno nella nuova casa. Sempre che nell’arnietta non sia rimasta la regina!

Se, invece, hai fretta, allora è possibile convincerle in maniera, per così dire, più energica, inclinando l’arnietta e battendola in terra con un paio di colpi secchi; tutte le api si concentreranno sul fondo nell’intersezione con la parete posteriore. A questo punto devi “versarle” nella nuova dimora. Dai ancora due o tre buffate di fumo e inserisci sopra l’arnia l’escludiregina e quindi il melario, completo di telaini meglio se già costruiti. Se non li hai metti quelli con i fogli cerei, ma questo tarderà la “salita” a melario delle api.

Infine chiudi l’alveare con il coprifavo e tetto. Se il nucleo lo hai acquistato, ricordati di restituire, salvo diverso accordo, il cassettino portasciami al proprietario poiché di solito non è compreso nel prezzo pattuito. Dopo non più di una settimana dovrai riaprire l’alveare per controllare che tutto sia andato secondo i programmi. Se le api hanno “tirato” la cera del foglio cereo che hai inserito nel nido (dipende anche dal raccolto) e se vedi della covata giovane nelle cellette, tutto è a posto. A questo punto puoi inserire un nuovo foglio cereo, spostando diaframma e favo adiacente di una posizione, ponendolo nello spazio rimasto vuoto. L’unica attenzione devi porla nel non dividere, con il foglio cereo, la covata. Se fosse estate, con la temperatura esterna molto simile a quella interna dell’alveare, l’errore sarebbe facilmente tollerato dalle api; in primavera, invece, un possibile ritorno di freddo fa contrarre la colonia e la covata al di là del foglio cereo, potrebbe essere abbandonata rischiando di morire.

Dopo ulteriori 7 giorni potrai inserire ancora un altro foglio cereo. Le api, soprattutto se l’andamento stagionale è favorevole, dovrebbero in pochi giorni “salire a melario”, cominciare a co­struire i fogli cerei e depositare il primo sospirato miele.

Può succedere, anche se di rado accade, che nel trasferire i favi dal cassettino all’arnia, si uccida la regina. Allora troverai, alla prima visita, delle celle reali di emergenza ben visibili sulla fac­ciata del favo; le riconosci facilmente perché sono lunghe 2-3 cm e sono poste verticalmente. In questo caso, puoi togliere l’escludiregina ed il melario. Le api riusciranno a cavarsela ma non ti sarà possibile produrre miele, a meno di una stagione particolarmente favorevole. Durante la visita successiva, troverai le celle ormai vuote e una regina, naturalmente non marcata, con l’addome non ancora completamente sviluppato, pronta per il volo di fecondazione. Fintanto che persiste questa situazione transitoria le api non costruiranno nuovi telaini. Riprenderanno a farlo quando la nuova regina sarà feconda il che avverrà dopo circa 20-25 giorni dall’inarniamento. Ad un certo punto, la nuova regina comincerà a deporre le uova ma non ci sarà più covata opercolata quindi sarà l’occasione per effettuare un trattamento contro la varroa. Anche in queste circostanze avverse è bene cogliere la situazione positiva. Il bello dell’apicoltura è anche questo, fare un errore ed avere, subito dopo, un’intuizione per rimediarvi; prima o poi, tra te e le tue api si creerà una intesa che ti permetterà di sapere in tempo di cosa hanno bisogno. All’inizio ti sentirai incerto ed impacciato ma quando arriverà quel momento, ed arriverà anche per te ne puoi essere sicuro, sarà una grande gioia.

Come popolare le tue arnie: introdurre i pacchi d’ape nelle arnie.

All’interno di un ben popolato nucleo artificiale composto di 5 telaini alberga circa 1 kg di api; in un pacco d’api anche 1,5 kg. Il secondo ha quindi più api ma parte con lo svantaggio di non avere covata. Quella che comincerà ad allevare dal momento che verrà posto nell’arnia inizierà a sfarfallare soltanto dopo quasi un mese. Nel frattempo saranno morte le api più anziane e la colonia diminuirà di numero, mentre il nucleo artificiale dal momento dell’acquisto sarà in continuo sviluppo. Ecco perché, in una situazione ordinaria, è economicamente più vantaggioso impiegare i nuclei artificiali.

Vediamo ora qual è la migliore tecnica per popolare delle arnie con dei pacchi d’api. Oramai sai che i difetti più gravi dei pacchi d’ape sono il possibile abbandono dell’arnia e la deriva in altri alveari (le operaie sono attirate dagli alveari che hanno abbondante covata). Come fare per superare questi problemi?

Le api sono attratte da ricoveri che in precedenza già stati abitati da altre colonie. Se, poi, dopo la morte della colonia, la tarma della cera ha fatto il suo ingresso distruggendo i favi vecchi, questi sono ancora più attrattivi. La cosa migliore sarebbe quindi che tu possa adoperare delle arnie già vissute. In questo caso il rischio di abbandono è molto più basso, non però quello della deriva. Per ridurre anche questo rischio ti consiglio di eseguire l’operazione di inarniamento in un apposito e transitorio apiario, dislocando le arnie a distanza di sicurezza, ovvero a non meno di qualche metro.

Un altro buon consiglio che posso darti è quello di non inserire mai il pacco d’api in un’arnia che è posizionata vicino ad altre che hanno la covata. Per abbassare il rischio, inoltre, le puoi tenere chiuse per un paio di giorni. In questo caso è importante che la postazione prescelta sia fresca e riparata con, ad esempio, degli alberi ombreggianti. Tutti questi accorgimenti sono inutili se hai la possibilità di eseguire l’inarniamento durante delle giornate piovose e fredde.

Il materiale che ti devi procurare per portare a termine l’operazione, oltre all’arnia e ai telaini, sono un nutritore e dello sciroppo di saccarosio 1:1. Questi sono necessari per alimentare le api soprattutto se vuoi tenere chiuso l’alveare per qualche tempo e se manca il raccolto ma anche per velocizzare la costruzione dei favi. In realtà facendolo diminuisci i rischi che qualcosa vada storto. Anche se i telaini che metterai dentro l’arnia sono già costruiti e con del miele all’interno, ti consiglio comunque di alimentare le api perché si calmano velocemente se trovano del nutrimento disponibile. Nel caso in cui le tue api debbano costruire i favi da zero – ad esempio perché vuoi introdurre il pacco d’api in un’arnia Kenyan Top Bar – considera il fatto di prolungare l’alimentazione per 1-2 settimane con circa 10-15 litri di sciroppo.

Ti ricordo ancora che devi prenotare i pacchi d’ape con larghissimo anticipo. Il periodo migliore è gennaio. Le api ti arriveranno in azienda all’interno di contenitori di legno standard che entrano perfettamente in un’arnia Dadant nello spazio lasciato vuoto da quattro telaini. Questi contenitori sono dei parallelepipedi con 4 pareti di compensato o truciolato e le rimanenti due di rete necessarie alla respirazione delle api durante il trasporto. Superiormente è presente un grosso foro da dove sono state fatte confluire le api durante la formazione del pacco. Nel periodo del trasporto è chiuso da un nutritore a depressione (spesso anche un semplice vasetto da 1 kg da miele capovolto e con un paio di forellini nel tappo) riempito di sciroppo denso che le nutre durante il trasporto.

Dal contenitore di norma fuoriesce un filo che è legato alla gabbietta contenente la regina che il più delle volte troverai dentro il pacco. La spedizione dei pacchi d’ape, se fatta su grandi distanze, ha bisogno di un camion refrigerato. Infatti, la temperatura più idonea alla loro conservazione è intorno ai 10°C. A questa temperatura le api formano il glomere e le loro esigenze si riducono; non muovono le ali per ventilare e non si stressano. Quando arriveranno in azienda, la cosa migliore da fare è introdurli subito nelle arnie o al più presto possibile. Se questo non ti è possibile, allora dovresti metterli nella zona più fresca e buia che ti viene a mente, bagnando le api attraverso la rete del contenitore, con dell’acqua fresca spruzzata con una pompa irroratrice ogni 2-3 ore (a seconda della temperatura ambientale) escluse le ore di buio. Se il cibo all’interno del nutritore sta finendo, dovrai rimboccarlo. Durante lo stoccaggio in azienda è essenziale rinfrescare le api, quando la temperatura dell’ambiente dove sono stoccati i pacchi d’ape supera i 15°C, perché se superiore tentano di abbassare la temperatura, muovendo vorticosamente le ali e producendo così la reazione opposta e, per di più, diminuendo, a causa dello stress che gli provoca questo fatto, la loro aspettativa di vita.

In se e per se l’inarniamento del pacco d’api è una operazione piuttosto semplice: si può fare in due modi, lasciando uscire lentamente le api dal pacco, oppure “versando” le api all’interno dell’arnia. Questo secondo metodo può essere necessario per popolare delle arnie, come le Kenyan Top Bar oppure Warré, dove il contenitore del pacco d’api non è della misura giusta. Al momento della loro prenotazione rifletti sulla possibilità di consegnare al produttore di pacchi d’ape un contenitore a misura per le tue arnie fuori standard così che tu possa utilizzare il primo metodo che andrò a spiegarti e che è anche quello che ti darà le maggiori soddisfazioni.

Se l’arnia da popolare è una Dadant da 10 telaini, inizialmente assicurati che la porticina di volo sia girata nella posizione “chiuso”, ovvero quella con i forellini. Quindi togli il tetto e il coprifavo e mettici dentro 5 telaini (costruiti oppure no) – 5 se preferisci usare il nutritore a tasca, mentre se utilizzi quello da inserire nel foro del coprifavo, allora ne puoi mettere anche 6 – facendo in modo che rimanga lo spazio per 4 telaini tutto da una parte dell’arnia. In questo spazio in seguito collocherai il pacco dopo aver eseguito il più velocemente possibile alcune operazioni che ora ti elencherò:

  1. Dai un colpo secco al pacco in terra, sufficiente a far cadere le api sul fondo del contenitore del pacco;
  2. Apri velocemente il pacco estraendo il nutritore a depressione per prendere la gabbietta con la regina e poi richiudilo istantaneamente per non far uscire le api.
  3. Togli il tappo alla gabbietta contenente la regina dalla parte del candito e inseriscila tra i telaini che hai messo nell’arnia, non troppo lontana dal nutritore.
  4. Versa lo sciroppo nel nutritore.
  5. Posiziona il pacco nello spazio dove non ci sono i telaini e aprilo estraendo l’apposito nutritore.
  6. Chiudi velocemente l’arnia con il coprifavo.

Se hai deciso di alimentare le api del pacco con un nutritore da apporre nel foro del coprifavo, allora devi riempirlo prima di rimettere a posto il tetto.

Se non c’è pericolo di abbandono dell’arnia o di deriva (arnia già utilizzata da un’altra colonia, c’è cattivo tempo per cui le api non escono dall’alveare, le arnie da popolare sono isolate l’una dalle altre, ecc.) allora puoi aprire la porticina di volo che, invece, terrai chiusa per un paio di giorni (ma ricordati di tenere l’arnia al fresco) qualora questi due eventi fossero probabili. La porticina di volo la puoi aprire dopo il tramonto cosicché l’indomani le api possono cominciare ad uscire lentamente e non impaurite per lo stress del travaso.

Introdurre un pacco d’api in un’arnia Kenyan Top Bar è forse ancora più semplice ma solo se ricevi le api all’interno di un contenitore che si adatta perfettamente all’arnia, quindi a forma trapezoidale.  Inoltre devi assicurarti che l’arnia abbia una rete (es: fondo anti varroa o griglia per raccogliere la propoli). Se sei in questa situazione devi mettere il nutritore a tasca internamente a contatto con i fori d’uscita delle api in modo che li occluda. Quindi ci versi subito il nutrimento e vi accosti una decina di barrette al termine delle quali inserirai il contenitore del pacco pieno di api. Estrai il recipiente dello sciroppo che lo chiude, togli il tappo alla gabbietta della regina che sistemi sul fondo dell’arnia a metà tra il nutritore e il contenitore del pacco e poi accosti quest’ultimo all’ultima barretta chiudendo ermeticamente l’arnia. Le api prenderanno l’aria necessaria dalla rete. Alla fine sistemi il tetto.

Quando sarà necessario aprire l’arnia, ti basterà togliere il nutritore e spostare tutte le barrette verso la parete in cui è situata l’apertura di volo. In una situazione “normale”, ad esempio inserendo uno sciame naturale, le api costruiscono i primi favi adiacenti la porticina di volo. È un comportamento che potrebbe essere dettato dalla necessità di poter difendere più facilmente l’arnia. Ma se le api costruiscono senza sapere dov’è la porticina di volo, potrebbero cominciare a costruire a caso, magari in una zona centrale o più rivolta verso il contenitore del pacco d’api. Allora alla prima visita dovrai togliere tutte le barrette non costruite che si trovano anteriormente e spostarle nella parte posteriore per spingere la colonia verso la porticina di volo.

Ora ti descriverò il secondo metodo, ovvero quello di versare di getto le api nell’arnia.

Fino al punto 4 devi eseguire la stessa procedura che ti ho descritto in precedenza. Dopo che hai messo lo sciroppo nel nutritore, dato al contenitore del pacco il colpo in terra per far cadere le api sul suo fondo, togli il nutritore a depressione che chiude il pacco e, girandolo verso l’arnia, vi verserai le api prima scuotendo delicatamente, poi sempre più energicamente. Se devi tenere l’alveare chiuso per un po’ di tempo - per evitare l’abbandono o deriva - probabilmente perderai un centinaio di api perché questo metodo fa alzare in volo delle api che quindi troveranno l’alveare chiuso quando vorranno rientrare. A volte, però, si radunano sui fori della porticina di volo e rientreranno in seguito. Se, invece, il rischio non c’è perché hai preso tutte le precauzioni del caso, allora puoi mettere il pacco, oramai pressoché vuoto, vicino all’entrata dell’alveare. Questo faciliterà l’orientamento delle api in volo che andranno veloci verso l’ingresso dell’arnia.

Se i pacchi d’ape che devi inarniare sono molti, l’operazione può richiedere anche alcune ore. Quindi è importante trovare in apiario un posto riparato dal caldo e dalla luce mentre e di tanto in tanto, dovrai bagnarli con dell’acqua spruzzata mediante una pompa irroratrice.

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