Ti starai chiedendo: cosa ci fà questo articolo in un blog che parla di apicoltura?
Beh lascia che ti racconti la mia storia e trova te stesso il significato.
Ero chiuso in una stanza del settimo piano.
Fuori era buio nonostante fossero le 14.00.
Non vedevo una via d’uscita, il futuro era più incerto che mai.
Eppure avevo un lavoro “fisso”, una sicurezza economica.
Ma non avevo una sicurezza mentale.
Era davvero quella la vita che volevo?
Lavorare 40 anni nello stesso posto aspettando la pensione?
Io no.
Rispetto profondamente chi nutre questa ambizione, ma non faceva per me.
Non sarei stato in pace con me stesso se non avessi provato a cambiare la mia vita.
Il mio desiderio più grande era quello di vivere immerso nella natura: la città non mi poteva dare questa possibilità.
Così decisi passo dopo passo di porre le basi per questo cambiamento.
Volevo vivere seguendo le mie passioni.
Senza compromessi.
Non sapevo se sarei riuscito a raggiungere i miei obiettivi, ma sapevo che se non ci avessi provato sarebbe stato molto peggio.
Una vita vissuta nel rimpianto.
La vita è fatta di una serie di esperienze, dalle quali inevitabilmente impariamo qualcosa, sia nel successo che nel fallimento.
Ma il fallimento più grande secondo me consiste nel non provarci.
Nel non avere il coraggio di provare, di fallire e di riprovare.
Nell'adattarsi ad una vita piatta e “sicura”.
Ripeto: non siamo tutti uguali e rispetto chi la pensa diversamente.
E ti prego di non offenderti per quello che sto dicendo.
Se vuoi, rispondi a queste semplici domande.
Sei felice?
Se non lo sono, come posso essere felice se ogni giorno faccio cose che non mi piacciono e sono sempre stanco e stressato?
Come posso aiutare gli altri se io stesso non sono sereno?
Se ogni giorno della tua vita ti senti felice, appagato e pieno di energie, allora puoi subito smettere di leggere questo articolo.
Perché hai già raggiunto il tuo obiettivo.
Ma se non è così preparati a cambiare la tua vita.
Sto per darti una risposta che probabilmente ti lascerà deluso.
Ad oggi non so se sia possibile.
Ovvero, non so se sia possibile vivere nella maniera che ci hanno insegnato i nostri genitori e nonni.
Sicuramente bisognerà essere pronti a fare molte rinunce.
A rinunciare a tutte quelle piccole cose e “sicurezze” che ci sono state inculcate fin dalla nascita.
La movida del sabato sera.
Le vacanze al mare.
Possedere una bella auto.
Almeno per me è stato così.
Perché non venendo da una famiglia ricca e con uno stipendio modesto, ho dovuto risparmiare il più possibile per mettere da parte dei soldi.
Ma sono sicuro che per molti di voi che stanno leggendo sarà la stessa cosa.
Perché la società in cui viviamo spesso ci spinge a vivere con un tenore di vita più alto rispetto a quanto ci possiamo permettere.
Sia perché ad oggi abbiamo sempre qualsiasi cosa a portata di mano (basta aprire il portafoglio), sia per una questione di “immagine” sociale, in quanto siamo costantemente sottoposti al giudizio degli altri.
Però di una cosa sono sicuro.
Vivere delle proprie passioni ben presto non sarà semplicemente una scelta, un capriccio di un ragazzino viziato di città.
Vivere delle proprie passioni sarà sempre di più in futuro una necessità.
Gli stipendi sono sempre più bassi se rapportati al costo della vita.
Lavoriamo per pagare casa, bollette, auto e poco altro.
Più che vivere sopravviviamo.
Ne vale veramente la pena?
C’è una citazione molto bella che dice:
“Il denaro corre sempre il rischio di ispirare gli uomini ad essere più interessati a guadagnarsi da vivere che a vivere.”
Martin Luther King
“A questo punto se devo vivere con pochi soldi, preferisco farlo facendo ciò che mi piace di più.
Se poi quello che mi piace mi porterà anche a guadagnare bene, tanto meglio!”
Questa è la risposta che mi sono dato io.
Io ho sempre seguito i buoni consigli dei nonni e dei genitori.
Ho studiato, ho preso una laurea, in un campo appetibile per il mondo del lavoro.
Ho cercato un’occupazione sicura.
Il lavoro che facevo mi piaceva.
Ma più passava il tempo più mi rendevo conto che c’era qualcosa che non andava.
Qualcosa di sbagliato.
Sto facendo tutto questo perché davvero lo voglio, o perché in una qualche maniera mi è stato imposto?
Ho fatto tutto questo perché lo volevo veramente o solo per non deludere le aspettative degli altri?
A me fin da molto giovane, piaceva stare immerso nella natura, ed il mio sogno nel cassetto era quello di fare l’orto e produrre del miele.
Che eresia.
Inoltre come sicuramente sai, in Italia lavorare per un giovane non è affatto facile.
Sei costantemente sottoposto al giudizio di colleghi e datori di lavoro più anziani che più che alla qualità del tuo lavoro guardano quante ore lavori.
Più fai straordinari più sei bravo.
Inoltre sono molto gelosi delle loro conoscenze e difficilmente sono portati ad insegnarti veramente qualcosa, a diventare un professionista che un giorno potrà sostituirli.
Quindi non importa se sei contento, se stai imparando, se hai portato un valore aggiunto nel posto in cui lavori.
Più che un professionista pensante devi essere uno schiavetto pronto a correre a qualsiasi richiesta.
Devi lavorare tanto, e devi essere molto grato di quel misero stipendio che ti porti a casa.
E se provi a dire che ad una certa ora vuoi tornare a casa, ti dicono che sei il solito giovane che non ha voglia di lavorare.
Questa è la mentalità che ho incontrato e con la quale non volevo avere più nulla a che fare.
Innanzitutto è sotto gli occhi di tutti che oramai anche il mondo del lavoro non può più offrire quella sicurezza a cui tutti ambivano.
Le aziende chiudono di continuo e licenziare è sempre più facile.
Costruirsi qualcosa di alternativo quindi al classico lavoro da stipendiato è anche un modo di darsi un’alternativa in caso di perdita del lavoro.
Facevo l’infermiere, da molti considerata la professione più sicura del mondo.
Beh in Italia per chi non lo sapesse non è più così.
Anche se in TV sentite dire che mancano Infermieri e che non se ne trovano.
Balle.
Ci sono ma non li assumono, ci sono ma sono spesso sottopagati, sfruttati e demansionati.
Da quando c’è stato il governo Monti sono avvenuti pesanti tagli di budget nella sanità pubblica, che hanno portato le aziende sanitarie ad assumere sempre meno ed indire concorsi per pochissimi posti, complice anche l’aumento dell’età pensionabile.
Al giorno d’oggi parecchi infermieri Italiani vanno all’estero, soprattutto in Germania e Regno Unito, dove trovano condizioni di lavoro nettamente migliori delle nostre.
Quando ho iniziato il corso di laurea nel 2008 ero spinto dalla motivazione di studiare per un lavoro che mi avrebbe garantito da vivere, e che mi consentisse di essere un professionista qualificato e riconosciuto.
Non potevo permettermi un corso di laurea troppo lungo come medicina, ma l’ambiente sanitario mi piaceva, quindi scelsi Infermieristica.
Ho studiato duramente, il corso di laurea era difficile e stremante: lezioni obbligatorie 8 ore al giorno, tirocinio formativo su 3 turni, esami concentrati in pochi giorni, praticamente non avevo vita sociale.
Ho resistito perchè ho seguito i buoni consigli: “devi studiare, laurearti”.
Alla fine ho raggiunto il mio obiettivo.
Era solo l’inizio di una salita ancora più grande ed impervia.
Trovai lavoro dopo pochi mesi in uno studio privato di chirurgia estetica.
Il resto della storia la conoscete anche voi.
E’ la storia di un qualsiasi onesto lavoratore di città.
Un’ora di mezzi per giungere all’ambulatorio, 8-10 ore con una mezz’ora scarsa di pausa per il pranzo, un’altra ora per tornare a casa, dove mi buttavo sul letto privo di qualsiasi energia.
E così via, giorno dopo giorno.
Certo inizi a portare a casa un po’ di soldi, puoi permetterti la tua prima auto, i tuoi primi sfizi, l’happy hour, le vacanze al mare ed il week-end fuori porta.
Lentamente però tutto si svuota di significato.
E il lavoro, che dovrebbe essere un mezzo che l’uomo utilizza per vivere meglio, diventa predominante e inizia a diventare un fine, impedendoti di vivere con più leggerezza e di realizzarsi veramente.
Ma in un modo o nell’altro vai avanti, mese dopo mese, anno dopo anno, perchè pensi che in realtà non hai molte alternative e che anzi dovresti essere molto grato per il lavoro che hai.
Però nel mio profondo, quando avevo qualche momento di lucidità, iniziavo a pensare che non avrei fatto per sempre l’Infermiere.
Iniziai a pensare che non avrei sempre vissuto in quella città grigia.
Questi erano quei momenti in cui mi affacciavo dalla finestra nelle grigie domeniche e sognavo una vita diversa, ma senza sapere come fare per realizzare quei sogni.
Non mi interessavano la carriera e i soldi.
Sai una cosa?
Questi pensieri mi mettevano di ottimo umore.
Ma il giorno dopo ritornavo alla vita di prima, da bravo soldatino.
Dopo un paio di anni trascorsi in ambulatorio decisi di cogliere una nuova opportunità lavorativa.
Una grossa multinazionale del lavoro mi aveva offerto un lavoro come Infermiere domiciliare per un servizio assistenziale specialistico erogato da una grande casa farmaceutica.
Che grande opportunità! Pensai.
La situazione lavorativa era ottimale.
Non ero sempre chiuso tra quattro mura, lavoravo a domicilio su tutto il territorio della Lombardia e percorrevo lunghe distanze in auto
Il mio lavoro era riconosciuto, mi sentivo davvero un professionista e portavo a casa un discreto compenso.
Ero sempre pronto a scattare quando i pazienti avevano bisogno della mia presenza, anche a 200-300 km di distanza, domeniche e festivi inclusi.
Mi sentivo gratificato e il lavoro mi piaceva.
Ovviamente c’era un prezzo.
Non avevo più la sicurezza di un posto fisso ma lavoravo a Partita Iva.
Passarono altri 3 anni, immerso nel lavoro e nel caos cittadino.
Ad un certo punto, nel novembre del 2018, la multinazionale per cui lavoravo mi comunicò che aveva perso l’appalto del servizio e che non avrebbero potuto rinnovarmi il contratto.
La nuova azienda che arrivò, mi offrì per lo stesso lavoro un compenso che ritenevo misero e assolutamente non proporzionato alla mia professionalità.
Rifiutai.
Ebbe inizio il mio punto di svolta.
Non volevo rimanere in città a cercare nuovamente lavoro.
Decisi che non avrei compiuto più gli stessi passi.
Decisi di cogliere l’occasione e di prendere in mano davvero la mia vita.
Invece di rimanere nella grigia città dove sapevo che avrei sempre fatto gli stessi “sbagli”, decisi di trasferirmi in Toscana e di iniziare a coltivare tutte quelle passioni che avevo sempre lasciato nel cassetto.
Come prima cosa mi sono iscritto al corso di apicoltura Biologica e Bee-Friendly, dove ho conosciuto Lorenzo, Marco ed Adelaide.
Poi ho iniziato a dedicarmi anche alla coltivazione di un orto insieme ad Adelaide ed alcuni amici.
Nel frattempo ho sempre cercato un lavoro part-time che mi consentisse di mantenermi.
Ad oggi dopo quasi un anno non ho ancora fatto un giorno di vacanza.
Tutti i giorni sono impegnato in qualcosa, forse più di quando lavoravo in città.
Ma dedicarmi alle mie passioni non mi fa assolutamente sentire lo stress e la stanchezza: sto costruendo qualcosa che voglio davvero.
Probabilmente molti di voi lo staranno pensando: come può un giovane dopo pochi anni di lavoro rinnegare la propria professione e decidere di dedicarsi ad altro?
Ecco il solito giovane che non ha voglia di faticare e alla prima difficoltà si adagia sugli allori.
E’ lecito pensarlo.
Ma sta a te decidere se giudicare e basta, o magari di prendere la mia storia per quello che è e magari imparare qualcosa.
Prendi ciò che ti sembra più buono.
Sappi che mentre sto scrivendo la stagione apistica è terminata, e sto lavorando come cassiere in un supermercato.
Non sono uno scansafatiche.
Lo faccio per guadagnare quei pochi soldi che mi consentano di mantenermi, e nello stesso tempo di avere il tempo per portare avanti i miei progetti di vita, di coltivare le mie passioni.
Di avere il tempo per aumentare le mie competenze nel campo dell’apicoltura, che è sempre stata il mio sogno nel cassetto.
Di avere il tempo per coltivare un piccolo pezzo di terra insieme a degli amici e autoprodurmi del cibo.
Di avere tempo di leggere molti più libri di prima e di aumentare così le mie vedute e acquisire nuove nozioni che non siano sempre strettamente collegate al lavoro.
Forse è questo il fattore chiave che ci consente di poter vivere delle proprie passioni: avere il tempo per coltivarle.
Ho anche una compagna fantastica, che mi sta seguendo in questo mio percorso, ed alla quale sono molto grato.
Questa è la mia storia, ma non è diversa da quella di numerosi professionisti, come medici, manager e avvocati.
Ricoprono una buona posizione sociale, hanno ottime entrate economiche, ma non sono affatto liberi.
Anche loro hanno seguito uno schema pre-impostato: studio-laurea-lavoro e pensione.
Possiedono numerose case, belle auto, possono permettersi elevati standard di vita
Ma molti di loro non sono felici.
Perché sono schiavi del proprio lavoro.
Se appartieni a questa categoria di persone non sentirti offeso.
Valuta solo se quello che stai facendo è per un tuo desiderio, o perché ti senti obbligato.
Certo è bello vedere il conto in banca che cresce costantemente, ma a che prezzo?
Sei sicuro che non ci sia un’alternativa ad una vita spesa a lavorare, produrre, indebitarsi, consumare e così via all’infinito?
Lo sai anche tu che questo è un benessere fittizio.
Un benessere solamente economico, che non produce lo “stare bene” davvero.
Il nostro scopo è solo quello di aumentare il PIL?
Fare il medico, l’avvocato, il manager, potrà essere anche la tua passione, ma percorrere tutti i giorni strade intasate, lavorare fino a 12 ore al giorno in modo sempre identico per tutta la vita prima o poi viene a noia.
Sei costantemente sotto pressione.
Gli impegni lavorativi vengono prima di tutto e sei portato a trascurare, tutto il resto, in primo luogo te stesso, i tuoi interessi e le tue ambizioni vere, non quelle imposte.
La cosa più inquietante è che sei tu stesso a creare le tue catene.
Ma puoi iniziare a farti delle domande.
Puoi iniziare ad alzare la testa e vedere come stanno realmente le cose:
Siamo schiavi, ed abbiamo una grande voglia di evadere, di smetterla con una vita insostenibile.
Non è forse meglio lavorare di meno, fare una vita più semplice ma diversificare i propri interessi dedicandoci il più possibile a cose che ci gratificano realmente e che ci fanno stare bene ogni giorno?
Non è forse meglio vivere davvero delle proprie passioni?
Non vale la pena provarci?
Lascio a te la risposta.
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Dal 1986 formiamo ogni anno centinaia di apicoltori/trici con un unico grande obiettivo: lavorare e vivere in libertà in mezzo alla natura salvaguardando la biodiversità e l'equilibrio del nostro pianeta attraverso l'apicoltura biologica e rigenerativa. Sia hobbisti che professionisti.
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