Attrezzatura apicoltore: quale scegliere?

Vuoi diventare l’apicoltore? Allora vediamo insieme qual è l'attrezzatura dell'apicoltore.

Bè puoi iniziare a farlo spendendo veramente poco.

Una maschera, un paio di guanti, una leva e l’affumicatore: sono i pochi ed economici attrezzi necessari per intraprendere questa attività.

L'apicoltura è un'arte antica e le attrezzature non possono che essere semplici e ben sperimentate, altrimenti non sarebbe potuta mai iniziare. Qualcosa è cambiato nella loro forma e nella qualità dei materiali utilizzati, ma la funzione è rimasta praticamente invariata negli anni.

Naturalmente poi dovrai acquistare anche delle arnie, che farai diventare degli alveari appena le popolerai con degli sciami naturali o dei nuclei artificiali. 

Dei 4 attrezzi base, tre – maschera, guanti e affumicatore – sono necessari per ridurre al minimo il rischio di punture ed uno – la leva – per agevolare l’apertura dell’alveare.

Quando gli alveari raccolgono abbondantemente i rischi sono davvero pochi. Le api intente al raccolto fanno poco caso alle intrusioni e si potrebbero visitare quasi senza alcuna protezione.

Forse non lo sai ancora ma, oltre alle guardiane, sono le bottinatrici le api più aggressive (anche se solamente nei pressi del proprio alveare). Saranno proprio quelle che ti daranno filo da torcere quando sarai intento ad ispezionare una colonia. In caso di raccolto, nell’alveare saranno presenti in abbondanza solo le api di casa che hanno un’indole più gentile.

Un’altra situazione che devi evitare perché le fa alquanto innervosire è aprire gli alveari in situazioni ambientali critiche, ovvero all’inizio della primavera, in autunno, verso il tramonto o quando è cattivo tempo.

La regola fondamentale che devi ricordare è che le api non amano che si freddi il nido, per cui più la temperatura esterna è inferiore a quella interna del nido più loro sono aggressive. In situazioni critiche la maggior parte delle api bottinatrici (ricordi? Le più aggressive) sono in alveare e, inoltre, temono che la covata si freddi e vogliono velocemente far ritornare la temperatura del nido alla situazione originale. Usando il pungiglione!

Attrezzatura apicoltore: la maschera.

Prima di ispezionare un alveare devi prendere tutte le precauzioni e la prima in assoluto è la scelta dei vestiti e della maschera di protezione.

Che non deve mai mancare nell'attrezzatura dell'apicoltore.

Colore: scegli quelli chiari. È il motivo per il quale di solito quelle che trovi in vendita sono bianche o gialle. Per i pantaloni puoi anche utilizzare i jeans, se ti trovi bene con quelli, ma sceglili sempre chiari. Non utilizzare assolutamente i tessuti pelosi come il velluto fanno letteralmente infuriare le api – forse le ricordano l’orso – e vi si accaniscono contro, figurati se sono anche scuri…. Ugualmente ti sconsiglio i tessuti sintetici e allora non presentarti dalle api in tuta.

Per quanto riguarda la maschera, sei abbastanza libero di scegliere il modello che ti piace di più. Ce ne sono molte, alcune molto belle, come quella formata da un cappello con la tesa e un velo di tulle con la quale puoi fare bella figura facendo vedere le foto agli amici.

Per motivi di praticità, noi apicoltori professionisti preferiamo quella a camiciotto – dove la maschera è legata ad una blusa – oppure quella congiunta a una tuta che, però, richiede leggermente più tempo per essere indossata.  Metterla e toglierla è un attimo e dovendo visitare alveari in più apiari preferiamo la funzionalità alla bellezza.

Ti consiglio poi di valutare attentamente il tessuto. Deve essere leggero e resistente allo stesso tempo. La userai più spesso in estate è soffrirai meno se traspira di più. E allora prendila anche di taglia abbondante. Lavorerai più comodamente e senza il rischio di lasciare scoperte delle parti di pelle che possano essere individuate facilmente dalle api. La rete deve essere nera, altrimenti il sole provoca dei riverberi che non ti fanno vedere bene quello che devi osservare.

Attrezzatura apicoltore: i guanti.

Molti apicoltori, soprattutto i più esperti, non adoperano guanti; effettivamente, molto di rado le api pungono sulle mani perché preferiscono indirizzare le loro attenzioni verso il volto e le parti intime che sanno essere più vulnerabili.

L’esperienza dona all’apicoltore una istintiva maestria per la quale sa estrarre dall’alveare il favo e volteggiarlo senza tormentare troppo le api evitando di schiacciarle involontariamente.

Ma i guanti hanno anche la funzione di non far sporcare le dita con la propoli e chi decide di non adoperarli, deve portare in apiario l’alcol (buon diluente di questa resina) altrimenti sporca qualsiasi cosa tocchi – volante, abiti, ecc. – con un prodotto che lascia macchie indelebili.

I guanti da apicoltore. Sai quei guanti realizzati in pelle con dei lunghi manicotti in stoffa che ti promettono la protezione totale dalle punture? Mi dispiace dirtelo, ma non vanno bene. Non perché non ti proteggono a sufficienza ma in quanto ti tolgono la necessaria sensibilità. Ti posso garantire che, a parte estrarre i telaini dall’arnia, indossando questo tipo di guanti avrai difficoltà a effettuare qualsiasi tecnica apistica. Anche rimettere il favo all’interno dell’arnia sarà un’operazione lenta, impacciata e con alti rischi di schiacciare delle api. Le api si irritano e quindi aumenta il rischio di prendere punture. Ti sentirai come un chirurgo che opera il suo paziente indossando i guanti da pugile.

Il consiglio che do sempre ai miei allievi fin dalle prime lezioni è quello di utilizzare dei guanti da chirurgo, appunto. Ti permettono di non sporcarti, di ridurre il rischio di punture e, allo stesso tempo, di avere una discreta sensibilità, sufficiente per compiere ogni operazione, anche le più delicate come prendere in mano la regina. Se proprio non te la senti di iniziare subito con questi guanti, puoi darti del tempo e passare gradatamente da quelli di cuoio a quelli in lattice. Vedrai che felicità quando riuscirai addirittura a visitare un alveare senza.

Nella scelta, indirizzati verso quelli senza talco perché, seppure più comodi in quanto lasciano la mano più asciutta e sono anche più facili da infilare anche una seconda volta, dopo alcuni anni di utilizzo puoi rischiare di diventare allergico. Quando li compri, provali e non fidarti della misura che trovi nella confezione. Devono essere di misura precisa perché se sono appena più piccoli si rompono facilmente anche mentre li stai infilando. Se sono poco più grandi, porzioni di guanto finiscono spesso sotto le alette dei telaini quando li rimetti al loro posto, rompendosi in un attimo.

Attrezzatura apicoltore: la leva.

La migliore leva è quella lunga, con un dente nella parte più stretta che serve, una volta introdotta sotto la linguetta del portafavo, per staccare e alzare il telaino. Prima di acquistarla osservala bene perché deve essere realizzata di un robusto acciaio e di spessore adeguato affinché non si pieghi o spezzi. Il carico che deve sopportare quando dovrai staccare dal nido il melario pieno è molto alto. La parte anteriore - quella più larga - ti servirà, oltre che per sollevare il coprifavo e il melario, per allargare i telaini e per raschiare le costruzioni di cera tra favo e favo. I cosiddetti ponti di cera.

In commercio c’è anche una leva grande che qualcuno chiama americana. In realtà non è una leva bensì un raschietto e il suo utilizzo in apiario è limitato ma per raschiare è fenomenale, esempio quando vuoi prelevare la propoli dal melario o dal nido. Un altro utile strumento che deve trovare la sua giusta collocazione nella tua cassetta degli attrezzi per cui te ne coniglio l’acquisto è la spatola per pulire i fondi a rete. Più è larga e meglio svolgerà la sua funzione.

Attrezzatura apicoltore: affumicatore.

Da sempre l’apicoltore quando vuole visitare un alveare (in realtà in passato gli alveari non si visitavano, si aprivano solo quando era necessario raccogliere il miele) usa il fumo. Nel momento in cui l’alveare ne avverte l’odore, diventa più docile. Le api sono animali che vivono nei boschi e hanno il terrore degli incendi. Il fumo e l’istinto di sopravvivenza le stimola a riversarsi nei favi e a far scorta di miele perché, nel caso in cui l’incendio si dovesse avvicinare, dovrebbero prendere la decisione di lasciare l’alveare. Accumulare riserve di miele nelle borse melarie le servono nel caso debbano costruire un nuovo nido a seguito dell’abbandono del vecchio. Il miele contenuto nell’ingluvie gonfia l’addome e diventa assai più difficile per loro pungere.

Gli affumicatori in commercio sono tutti molto simili e non è facile orientarsi nell’acquisto. Può variare il materiale – acciaio inox o latta zincata – oppure la grandezza o ancora la protezione contro le scottature che può mancare. Non farti ingannare, sono piccole differenze che cambiano poco persino per la loro longevità. La parte più delicata e che deve attirare maggiormente la tua attenzione al momento dell’acquisto, è il mantice. La parte che più facilmente può rompersi è la pelle della membrana, spesso dove è fissata nel telaio di legno.

Il materiale di costruzione della caldaia può essere l’acciaio inox che è più duraturo, o la latta zincata. Anche in questo secondo caso, se saprai conservarlo bene, durerà a lungo. Sicuramente negli anni è il mantice che dovrai sostituire più volte.

La sua grandezza può interessarti solo se possiedi molti alveari. Se lo prendi troppo piccolo (quello di 8 cm di diametro) sarai costretto al continuo rifornimento di combustibile. In questo caso meglio quello da 10 cm di diametro: una volta riempito del materiale infiammabile ti farà lavorare almeno per 30-40 minuti senza doverlo ricaricare di nuovo.

Poi puoi decidere se prenderlo con la protezione o meno. Può essere utile qualora, una volta terminata la visita e durante il ritorno, c’è il rischio, ad esempio sul cassone del camion, che l’affumicatore venga in contatto con superfici infiammabili. Di solito la protezione ha una sporgenza concepita per agganciarlo quando momentaneamente non lo usi. In realtà in questo caso molto meglio poggiarlo sul tetto dell’arnia vicina.

Come far funzionare l’affumicatore.

L’affumicatore è la “gioia e dolore” di ogni apicoltore. Ti viene in aiuto nelle si­tuazioni difficili, ma non di rado, nel bel mezzo della visita agli alveari, il fumo che riuscirai a fargli emettere è più flebile di un bastoncino d’incenso consumato se non addirittura si spengerà sul più bello e più volte. Sembra di facile utilizzo e, invece, va saputo adoperare.

L’alveare con l’uso dell’affumicatore è più tranquillo perché le api sono molto sensibili al fumo. È il loro essere animali di bosco che le fa avere il terrore del fuoco che potrebbe in pochi minuti distruggere la loro abitazione. È tanto il terrore che sanno riconoscere il suo arrivo da poche molecole di fumo nell’aria. Temendo di dover abbandonare l’alveare fanno scorta di miele nelle loro borse melarie per avere sufficiente energia da poter spendere nella costruzione di un nuovo nido. A causa di questo l’alveare diventa più docile perché ha altro a cui pensare e il miele nel loro stomaco ne gonfia l’addome e diventa assai più difficile per loro pungere.

Detto questo diventa più chiaro come devi utilizzare l’affumicatore. Intanto devi usarlo all’inizio della visita, nel momento in cui le api non possono ancora uscire dall’arnia. Le api che escono senza averlo percepito continueranno a girarti intorno distraendoti dalla visita.

È altrettanto inutile, se per un motivo o un altro l’alveare diventa nervoso, cominciare ad “affumicare” le api in volo. Queste non rientreranno finché non richiuderai l’alveare. Prima regola: comincia a far sbuffare l’affumicatore non appena apri l’alveare e, seconda regola, durante l’ispezione il fumo lo devi rivolgere esclusivamente verso i favi e mai fuori perché è inefficace.

Vediamo ora assieme qual è il miglior materiale combustibile da bruciare nella sua caldaia. Intanto deve essere origine vegetale. Ottima è la juta, i pannelli di legno pressato, gli aghi di pino, la paglia, i trucioli, ecc. Se opti per la juta di sacchi vecchi ricordati di lavarla; spesso ha contenuto sostanze maleodoranti e a volte addirittura dei pesticidi.

Ti sconsiglio vivamente il cartone anche se è il più utilizzato dagli apicoltori. Funziona bene, si accende facilmente, brucia forse un po’ troppo velocemente, ma è facile da reperire e il fumo che sprigiona è ottimo. Peccato che quando brucia emana delle sostanze tossiche dovute alla combustione della colla. Penso possano essere addirittura cancerogene. Allora usalo solo in caso di estrema necessità, se per caso hai dimenticato o finito il combustibile che di solito utilizzi. Per lo stesso motivo ti sconsiglio l’uso delle pezze di stoffa. Emanano un odore pesante che addirittura potrebbe rimanere nel miele lasciandogli un aroma anomalo.

Vuoi conoscere il segreto per una buona “fumata”? Ed allora ecco la terza regola fondamentale: utilizza sempre materiale combu­stibile ben asciutto. Semplice no?

Tienilo costantemente in auto e dentro una scatola chiusa e il gioco è fatto. È l’umidità che rende difficoltosa l’accensione del combustibile. E poi è quella che rende problematico mantenere a lungo l’affumicatore acceso durante le visite agli alveari dell’apiario.

E per accenderlo? Qui ti faccio sorridere.

Nella mia lunga carriera di apicoltore professionista ne ho provate di tutte: accendini di ogni forma, piccoli saldatori e cannelli a gas.

Vuoi sapere qual è il migliore che batte tutti gli avversari con distacco? Il semplice fiammifero, incredibile no? Il metodo più economico, antico ed ecologico. In caso di vento qualsiasi altro sistema non funziona. Mentre il fiammifero non si spenge se appena gli dai fuoco lo introduci rapidamente nella caldaia dell’affumicatore. Naturalmente se non ti sei scordato la terza regola del buon utilizzatore di affumicatore: il materiale combustibile non deve essere umido. 

A questo punto il combustibile prende facilmente fuoco ed è sufficiente aspettare qual­che secondo prima di chiudere la caldaia mentre contemporaneamente azioni il mantice. Una volta chiuso, però, devi ricordarti, di tanto in tanto, di dare qualche colpo di mantice e constatare che sia ancora acceso. Se le colonie sono particolarmente docili, e in estate è più la regola che l’eccezione, ti scorderai di usarlo e inesorabilmente si spengerà. Poi, magari, per una tua azione maldestra ne hai urgente bisogno e lo troverai spento. E qui le imprecazioni si sprecheranno…

Ora ti do un altro buon suggerimento. Alla fine delle ispezioni spengilo tap­pando il beccuccio con un pezzo di ramo secco o con un tappo di sughero. Intanto non vuotare mai in terra il materiale di combustione. Forse non lo sai ma l’uso inappropriato dell’affumicatore è frequente causa di incendio. Poi non ne hai motivo perché se usi il sistema che ti ho appena suggerito, ovvero di spengerlo a fine utilizzo soffocando il fuoco con un tappo nel beccuccio, ti sarà molto più facile riaccenderlo nella visita successiva.

Ultima avvertenza. Se viaggi con un mezzo aperto, fai attenzione a dove lo metti. Con un sobbalzo potrebbe aprirsi. Il vento fa bruciare velocemente il combustibile e qualche lapillo potrebbe finire a contatto con del materiale infiammabile che sul cassone del camioncino di solito non manca.

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