Quali sono le differenze tra apicoltura biologica e convenzionale? Impariamo a saper guardare dove anche dove i più esperti fanno fatica a farlo.
Sei pronto? Si inizia!
Avevo un sogno nel cassetto.
Fin da bambino.
Volevo avere delle api e produrre del miele.
Sono sempre stato attratto da questi insetti, così piccoli ma dal valore inestimabile.
Sono sempre stato attratto dal loro prodotto per eccellenza: il miele.
Quando muovevo i primi passi nel mondo dell’apicoltura ed ho conosciuto Marco, Lorenzo ed Adelaide, non avevo idea di che differenza ci fosse tra miele biologico e convenzionale.
Pensavo che il miele fosse tutto uguale, “se lo fanno le api per forza è biologico!”.
Pensavo che il miele biologico fosse la solita trovata commerciale per gonfiare i prezzi al dettaglio.
Invece ho subito capito che mi sbagliavo.
Il termine “biologico” deriva dal greco biologos, parola composta da bios (vita) e logos (parola, comprensione), quindi una parola che vuol significare il rispetto della vita.
Le differenze tra biologico e convenzionale sono enormi, sia a livello di qualità che di principi che stanno alla base del processo produttivo.
Per capire meglio queste differenze, andiamo innanzitutto a vedere la definizione di agricoltura biologica dato dall’Unione europea (https://www.consilium.europa.eu/it/policies/organic-farming/#):
“L'agricoltura biologica è quel tipo di agricoltura che segue pratiche concepite per ridurre al minimo l'impatto umano sull'ambiente, garantendo al contempo il funzionamento più naturale possibile del sistema agricolo.
Si tratta di un modo di produrre alimenti più rispettoso dell'ambiente che utilizza metodi il più possibile sostenibili. Tali pratiche possono includere:
Il Reg. Ce 834/2007 inoltre definisce la produzione biologica:
“Un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.”
Come puoi vedere da queste definizioni quindi, produrre un alimento biologico non vuol dire solo produrre un alimento più sano, che non abbia residui di pesticidi ed altre sostanze di sintesi.
Vuol dire anche far parte di un processo produttivo altamente rispettoso dell’ambiente, della qualità di vita degli animali e delle persone.
Molto importante è la direttiva di utilizzare specie vegetali ed animali resistenti alle malattie ed adattate alle condizioni locali.
Purtroppo in apicoltura è molto diffusa la pratica di importare api regine di diverse specie da differenti parti del mondo, con l’illusione che siano più produttive, più resistenti, ecc...
Tuttavia questa pratica non fa altro che recare ulteriori danni alle api (interferendo nel loro genotipo) che all’ecosistema ed alla biodiversità.
Solo degli animali che vengono allevati localmente e rustici possono con il tempo sviluppare caratteristiche genetiche che gli consentano di adattarsi al meglio alle particolari condizioni territoriali e di resistere meglio all’attacco di parassiti.
Come ad esempio la varroa nel caso delle api.
A tal proposito Bioapi in collaborazione con altre aziende apistiche sta sviluppando il progetto “Resilient Bee” .
Un’azienda apistica quindi, per ricevere la certificazione “biologica” deve sottostare a precisi regolamenti, che vengono fatti rispettare da degli enti certificatori.
Andiamo a vedere ancora più nel dettaglio i requisiti che un’azienda apistica biologica deve rispettare secondo i regolamenti Ce 834/2007 e 889/2008:
Sai che un’azienda apistica per essere certificata bio, deve posizionare i suoi alveari lontano da fonti d’inquinamento?
Siano esse di derivazione agricola, industriale o cittadina.
Lontano da campi agricoli convenzionali dove vengono irrorati pesticidi, erbicidi ed altre sostanze di sintesi, che recano danno sia alle api che ai loro prodotti.
Spesso l’apicoltore bio posiziona i propri alveari in aziende agricole biologiche o in zone di montagna dove l'agricoltura convenzionale non si è ancora sviluppata.
Garantendo così alle api un habitat naturale simile a quello dove esse vivrebbero in modo selvatico.
Sei preoccupato per l’utilizzo massiccio di pesticidi in agricoltura?
Devi sapere che in apicoltura convenzionale vengono utilizzati gli acaricidi, prodotti di sintesi chimica che fanno parte della grande famiglia dei pesticidi e che facilmente rilasciano residui all’interno dell’alveare.
Gli acaricidi sono il più delle volte sostanze liposolubili, si legano quindi alla cera di cui è costituito il nido e lì vi rimangono per moltissimo tempo.
Inoltre la varroa sta diventando sempre più resistente agli acaricidi, costringendo gli apicoltori ad utilizzarne in concentrazioni sempre più elevate.
In apicoltura biologica sono utilizzati invece degli acidi organici che, a differenza degli acaricidi di sintesi chimica, non sono liposolubili e non permangono quindi all’interno dell’alveare.
La loro efficacia nei confronti dell’acaro dipende dal fatto che esso è molto più sensibile delle api alle sostanze acide.
Le api sopportano meglio gli acidi, infatti il miele è un prodotto acido (pH 4 - 5 a seconda del tipo).
Sai che gli acidi organici utilizzati per tenere a bada la Varroa si trovano naturalmente nel miele in piccole tracce?
Gli acidi organici sono migliori anche perché, secondo le ultime evidenze scientifiche, ad oggi la varroa non ha ancora sviluppato caratteristiche di resistenza contro queste molecole.
Inoltre alcuni degli acidi organici consentiti, ovvero l’acido ossalico e l’acido formico sono da preferire rispetto agli altri perché sono molecole che si trovano già in natura, addirittura sono presenti, come abbiamo detto, nello stesso miele.
Essi rappresentano quindi il trattamento più efficace e più rispettoso delle api e dell’ambiente.
Apicoltura biologica o convenzionale: cera a residuo zero.
Le api sono insetti sbalorditivi.
Non solo producono il miele, ma anche altri prodotti utili come il polline, la propoli e la cera.
Quest’ultima in particolare può essere “riciclata” dall’apicoltore per facilitare la costruzione dei nuovi favi con l’inizio della stagione successiva.
Infatti ogni anno l’apicoltore per costruire i nuovi telaini per gli alveari e per i melari, utilizza dei fogli cerei prestampati, ricavati dalla cera raccolta dagli alveari l’anno prima.
Come ti spiegavo prima, è importante che l’apicoltore biologico non utilizzi acaricidi, per questo anche la cera che utilizza deve essere certificata biologica.
A garanzia di questo, ogni anno l’ente certificatore effettua delle analisi a campione sulla cera degli alveari.
Con questo semplice controllo si è in grado di stabilire con certezza se l’apicoltore bio ha utilizzato acaricidi invece di acidi organici.
La plastica rappresenta un materiale innovativo, che ha radicalmente cambiato le nostre vite nell’ultimo secolo.
Tuttavia come ben saprai, essa rappresenta anche un pericolo per l’ambiente e per le specie animali che vi vivono.
L’incredibile quantità di plastica presente nei mari è sotto gli occhi di tutti.
Per questo motivo in apicoltura biologica le arnie ed il materiale utilizzato devono essere fabbricate esclusivamente con sostanze naturali.
Sono quindi vietate ad esempio le arnie in polistirolo, un materiale che può essere “rosicchiato” dalle api e può facilmente finire nel miele e nell’ambiente.
Questo vuol dire che non possono esistere aziende che allevano solo una parte dei loro alveari secondo le norme del bio e tutte le altre in convenzionale.
Questo aspetto rappresente una garanzia per il consumatore di non acquistare per bio un prodotto convenzionale.
Inoltre tutti i prodotti che vengono acquistati e venduti lungo la filiera del bio devono avere la certificazione biologica.
Ad esempio se vendo il mio miele ad un’altra azienda apistica, anche quest’ultima deve possedere la certificazione, se vuole vendere il miele con l’etichetta di prodotto biologico.
Tutto ciò serve a favorire lo sviluppo di una filiera sana di produttori e rivenditori biologici.
Come ti spiegavo prima, è importante che per rispettare la biodiversità vengano allevate api con delle caratteristiche adatte all’ambiente in cui vivono.
L’ape autoctona lasciata libera accoppiarsi in volo con i fuchi locali è quella più adatta a quello specifico microclima ed in grado di fronteggiare meglio le avversità.
Per maggiori informazioni leggi questa ricerca scientifica: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214574515000899
La sottospecie caratteristica che si è stabilita nella maggior parte del territorio italiano è l’ape mellifera ligustica, che a sua volta si adatta alle particolari condizioni climatiche e geografiche di quasi ogni territorio italiano (se non conosci le differenze tra le varie specie di api leggi questo articolo LINK).
In Italia, poi, sono autoctone le sottospecie Siciliana in Sicilia, Carnica nell’Est del Friuli Venezia Giulia e Mellifera nella provincia di Imperia e in buona parte dell’arco alpino.
Per l’estrazione del miele è vietato l’utilizzo di favi che contengano covate
Sei un consumatore preouccupato per il benessere delle api?
Smielando dei telaini con la covata questa muore durante il processo.
In apicoltura biologica questa pratica è assolutamente vietata.
Sei vegetariano?
Comprando un miele biologico hai la garanzia che non vi siano residui animali all’interno del prodotto.
In apicoltura biologica la nutrizione artificiale delle api è autorizzata solamente quando la sopravvivenza degli alveari è minacciata da condizioni climatiche avverse.
Ed in questi ultimi anni i cambiamenti climatici stanno davvero mettendo a dura prova gli alveari.
In generale non è permesso stimolare le api usando del nutrimento artificiale.
Lo si può fare solo gli alveari rischiano di morire.
Il nutrimento, poi, può essere somministrato unicamente tra l’ultima raccolta di miele e 15 giorni prima dell’inizio del successivo periodo di disponibilità del nettare o della melata.
Sei un consumatore di miele?
Acquistando miele bio hai la garanzia che il miele che sta acquistando sia stato prodotto dalle api attraverso la raccolta di nettare dei fiori o di melata degli alberi, e non dal consumo di zucchero dato dall’apicoltore.
Dopo aver imparato tutte queste cose, io ho radicalmente cambiato la mia percezione di cosa voglia dire la parola “biologico”.
Ho capito che dietro questa etichetta non c’è solo una garanzia di qualità, ma ci sono anche uno stile di vita ed una filosofia al passo con i tempi e all’altezza delle sfide future.
Comprare o produrre un miele biologico significa essere in linea con il rispetto dell’ambiente, degli animali, dell’ecosistema e della biodiversità.
Comprare un miele biologico non vuol dire solamente comprare un prodotto più sano, ma vuol dire soprattutto contribuire a migliorare l’ambiente in cui viviamo, favorendo un’agricoltura con meno pesticidi ed altre sostanze chimiche dannose sia per l’ambiente che per l’uomo.
E tu sei ancora convinto che il miele biologico ed il miele convenzionale siano la stessa cosa?
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Dal 1986 formiamo ogni anno centinaia di apicoltori/trici con un unico grande obiettivo: lavorare e vivere in libertà in mezzo alla natura salvaguardando la biodiversità e l'equilibrio del nostro pianeta attraverso l'apicoltura biologica e rigenerativa. Sia hobbisti che professionisti.
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